Cari lettori,

questa settimana continuiamo a indagare la percezione dello spazio nella condizione di reclusione. Per quanto riguarda quello domestico, il borsino segna un netto calo di consensi per l’open space, cavallo di battaglia degli architetti cool, dal Movimento moderno in qua, a vantaggio della compartimentazione in stanze e corridoi tanto cara alle culture edilizie precedenti. Ma gli spazi open, flessibili per necessità, che connotano i grandi contenitori fieristici, si stanno rivelando consoni al “riuso adattivo” (assai meglio delle tende da campo) per allestire gli ospedali d’emergenza: lo dimostrano in questi giorni i vari casi in giro per il mondo, da Milano a Barcellona, da Stoccolma a Belgrado, da Berlino a Madrid a Rotterdam. Così come possono “funzionare” egregiamente i monumentali ex opifici: si veda il caso delle ex OGR a Torino. Gli eccessi, come sempre, negli Stati Uniti: dall’all open (nel vero senso della parola) dei senzatetto che, a Las Vegas, sono stati letteralmente “parcheggiati” in un posteggio a cielo aperto (ovviamente con la giusta social distance), all’all closed dei super-ricchi paranoici che, per sfuggire alla pandemia, stanno acquistando bunker antiatomici sotterranei, attrezzati comunque di tutti i comfort, piscina e giardino underground inclusi. Seppur déjà vu, sul fronte del riuso intelligente, apprezziamo il progetto “Cura” dell’improbabile coppia Carlo Ratti / Italo Rota che, in attesa di vedere l’esito del loro progetto con i “barconi rovesciati” a far da copertura al nostro padiglione nazionale per l’Expo di Dubai (in odore di slittamento dall’ottobre 2020 all’ottobre 2021), trasforma i container in moduli ospedalieri. Ma il progetto si concretizzerà ben a valle rispetto al manifestarsi del picco virale. L’allestimento “in ordine sparso” (anche nella stessa Lombardia) dei presidi sanitari temporanei dimostra come, ancora una volta, in Italia manchi la capacità di mettere a punto protocolli replicabili nelle situazioni di emergenza. Un tema invece affrontato dallo studio britannico BDP, attraverso la divulgazione di un prontuario progettuale, come leggerete nel nostro report dal Regno Unito.
Infine, non si arrestano gli omaggi e le iniziative in memoria di Giancarlo De Carlo, sebbene il centenario della nascita sia caduto l’anno scorso: ne riportiamo una sintesi, insieme ad una recensione di Luca Zevi e ad un personale ricordo di William J.R. Curtis.

P.S. Per chi di Voi si domandasse come se la passa il nostro Giornale in questi tempi di quarantena… beh, non preoccupateVi: siamo in completa modalità smart working da 6 anni esatti, ovvero da quando la casa editrice Allemandi ha cessato le pubblicazioni del mensile cartaceo, rendendoci… “liquidi”, nell’accezione tratteggiata da Zygmunt Bauman.

Buona lettura e buona Pasqua! (Tranquilli, non Vi chiederemo dove la trascorrerete 🙂
Luca Gibello, direttore

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Immagine di copertina: da ilgiornaledellarchitettura.com