Cari lettori,

dando la precedenza ad un intervento espressamente inviatoci dal presidente Pino Cappochin, che ci illustra le azioni anticrisi del CNAPPC (la scorsa settimana da noi tacciato di “latitanza”), anche il Giornale comincia ad attrezzarsi per la “fase 2”. Lo facciamo a partire da un’intervista-fiume (un premio a chi arriva in fondo, ma ne vale la pena) a Giovanni Maria Flick, da sempre attento al tema della città. Nelle riflessioni e proposte che seguono, ragionando di scenari possibili sul destino di luoghi pubblici, residenzialità, formazione, musei, la parola più ricorrente è, non a caso, “spazio”; un termine che non si può ridurre a mera questione di osservanza dei protocolli di sicurezza. D’altronde, perché meravigliarsi del contrario, se la task force governativa predisposta da Vittorio Colao per la ripartenza non contempla rappresentanza alcuna delle professioni tecniche?
Così, la distanza (interpersonale, oppure nella didattica) sembra essere distopica metafora di securitarie “società del controllo”, governate dal Grande fratello digitale e dalla paura (si veda il recente libro di Marco Ragonese, Pauropolis, ed. Libria). Con la “rarefazione”, in netta crescita di popolarità rispetto alla “densità”, tornerà in auge lo sprawl? Ci sposteremo tutti in montagna o ripopoleremo i borghi abbandonati delle aree interne, come alcuni grandi nomi (Stefano Boeri, giusto per farne uno), un po’ troppo semplicisticamente, e non senza una vena di populismo, preconizzano? Per questo, siamo andati a vedere come sta la “cassetta degli attrezzi”, ovvero quali siano le prospettive e la normativa intorno al tema della rigenerazione urbana, intesa nell’accezione allargata di governo del territorio e visione sociale: c’è molto da fare…

Buona lettura!
Luca Gibello, direttore

redazione@ilgiornaledellarchitettura.com

In copertina: Progetto della sala per l’ampliamento della Biblioteca Nazionale impostato da Étienne-Louis Boullée (1785 circa)