Cari lettori,

a due mesi dall’arrivo del Coronavirus in Italia viviamo ancora un’immobilità piuttosto laboriosa. Nel mondo delle professioni, il lockdown ha creato danni oggi non ancora quantificabili ma non fermato del tutto un lavoro che ha utilizzato strumenti differenti. Call e piattaforme per riunioni a distanza, ma anche i più tradizionali telefoni e gli scambi di e-mail, hanno dimostrato la loro grande utilità, indispensabile in questo momento, ma hanno evidenziato quanto siano importanti la socialità “in presenza”, gli incontri e il confronto diretto per l’esteso mondo del progetto.

Il 4 maggio ripartono ufficialmente anche le costruzioni e l’edilizia. Gli studi professionali riaprono anche in Lombardia e Piemonte e si riavviano i cantieri, nel difficile rispetto di norme che stanno già mettendo a dura prova i coordinatori della sicurezza e le imprese. Alla loro impostazione è stato dedicato molto tempo, sebbene soprattutto da parte di Ance e ingegneri.

Sul fronte del supporto alla libera professione, in attesa della proroga dei provvedimenti per aprile, Inarcassa sta procedendo con il pagamento dei 600 euro duramente battagliati. Al 28 aprile le erogazioni sono state oltre 95.000: senza la terza tranche, in avvio in questi giorni, siamo già al 61% dei 153.826 iscritti attivi alla cassa, che tuttavia comprendono anche la quota dei non aventi diritto. Lo stato di salute di architetti e ingegneri non è mediamente buono, confermato anche dai redditi indicati nelle dichiarazioni 2019: mentre per gli ingegneri il dato medio si attesta a 34.128 euro, per gli architetti si ferma a soli 21.406 euro (“Inarcassa in cifre”, 28 aprile 2020).

Questi dati confermano il bisogno di azioni ben più sostanziose, oggi e soprattutto nei prossimi mesi, che dovrebbero arrivare direttamente dallo Stato e rivedere anche i criteri di assegnazione, dal momento che è molto probabile che la platea si allarghi per via della mancanza di commesse, lavoro e introiti di marzo e aprile.

Le azioni dovrebbero magari seguire i modelli di Regno Unito, Germania e Austria, come raccontano i nostri corrispondenti. Questo sguardo verso l’estero, a cui si aggiunge il report spagnolo, colloca molto vicino a noi un confine che rende evidente la grande differenza tra un’”avanzata” Europa a Nord delle Alpi e un’”arretrata” Europa del Mediterraneo. Almeno per quanto riguarda il rispetto e la considerazione per le professioni, che in Italia non riescono nemmeno ad affrancarsi da un’obsoleta dicotomia: intellettuali ma operatori economici a tutti gli effetti.

Dal canto loro, gli Ordini stanno procedendo nell’ampliamento dell’offerta di formazione a distanza, proposta almeno fino all’estate anche fra molte difficoltà, e nella gestione delle attività dei loro consigli.

Alcuni stanno portando avanti operazioni di respiro più ampio che merita segnalare e seguire, attraverso cui rivendicano un ruolo di riferimento locale che in qualche modo li avvicina all’associazionismo ottocentesco dai cui dibattiti nacquero, quasi 100 anni fa. Mentre Torino sta svolgendo un’azione più pragmatica di pressione su istituzioni e politica, a Parma e in Emilia-Romagna un dibattito su riforma della professione e ruolo dell’architetto, su cui anche il Cnappc stava lavorando prima della pandemia, sta lasciando i confini delle sedi ordinistiche. Milano ha lanciato una call per la seconda edizione degli Stati Generali degli architetti milanesi (che si terrà online dal 27 al 29 maggio) e Roma ha promosso una sua call incentrata sul futuro della professione, a cui seguirà relativo webinar.

Il tutto nella speranza che i germogli di questo momento portino cambiamenti concreti per una professione che se non si evolve in tutte le sue strutture è destinata ad accelerare il suo declino.

Buona lettura!

Laura Milan

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In copertina: da www.ilgiornaledellarchitettura.com