Cari lettori,

si può stabilire un nesso tra l’operato di Christo (in omaggio al quale pubblichiamo un’intervista in cui racconta di un suo grande progetto di particolare valenza simbolica e iconica) e la condizione della “città assente”, che speriamo di non dover più rivivere dopo il confinamento. Avviluppando i manufatti, Christo (e sua moglie Jeanne-Claude) ne hanno, in realtà, sottolineato l’astanza, forzandoci prima a intuirli e poi ad anelarne la contemplazione, una volta liberati dai drappi. Allo stesso modo, ora che stiamo tornando a calcare il suolo delle nostre città e dei nostri territori, auguriamoci, per dirla con Marcel Proust, che la vera scoperta non consista tanto nel cercare nuove terre, quanto nell’avere nuovi occhi. E, sempre nell’ambito del rapporto tra arte e paesaggio, festeggiamo la riacquistata mobilità interregionale presentando, in Umbria, il parco urbano della Rocca a Todi.
Anche la celebrazione del sacro potrebbe fare della pandemia un laboratorio per ripensare la forma dello stare insieme di fronte al mistero: è il tema della ritualità all’aperto, in un’Italia in cui da tempo le chiese sono sempre più vuote, e non certo per la ridotta capienza a causa del distanziamento fisico.
Infine, una trilogia porta ulteriori contributi all’inchiesta avviata mesi addietro sulla residenzialità universitaria, ora guardata attraverso la lente degli studenti fuori sede, soprattutto all’estero: tra disagi causati dal Covid-19, analisi dei quadri esigenziali espressi dalla domanda di ospitalità e casi di “buone pratiche”, ovvero di progetti che hanno saputo offrire un’esistenza dignitosa agli studenti “prigionieri” durante il lockdown.
Buona lettura (e buona ripresa)!

Luca Gibello, direttore

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In copertina: Immagine di copertina: Christo ad Abu Dhabi sul sito prescelto per la realizzazione della mastaba (© Wolfgang Volz)