Cari lettori,

questa settimana, soffermandoci su due contributi, ci sia consentito giocare un po’ con le metafore. Da un lato c’è Modena, la città della Ferrari, che si accontenta di viaggiare con delle utilitarie (neppure troppo performanti); dall’altra c’è Crotone, che la Ferrari se l’è fatta, ma non ha saputo gestirla.
Fuor di metafora, nel capoluogo emiliano si contano una sfilza di programmi d’intervento urbano, che però stentano a decollare e, quando vi riescono, spesso si annacquano con la progettazione in house degli uffici tecnici comunali, che ha dato il benservito a tante firme vip (da Gehry a Botta, solo per fare qualche nome), prima invitate e celebrate con onori, poi messe nel dimenticatoio. Così, come in molti altri capoluoghi della provincia italiana danarosa (da Verona, a Cuneo, a – fino a qualche tempo fa – Treviso), sul fronte della committenza detta legge la locale Fondazione bancaria; invece, sul fronte della progettazione, nel caso modenese meglio affidarsi alla certezza di una grande struttura locale (la cooperativa Politecnica Ingegneria e Architettura).
Al contrario, per sollevarsi e celebrare colui che vi fondò una delle più importanti scuole di pensiero dell’umanità, Crotone l’architettura l’ha voluta e costruita (in tempi anche brevi, per essere in Italia), ma poi l’incuria e il vandalismo hanno trionfato prima ancora che il Museo di Pitagora, firmato da OBR, venisse inaugurato, scatenando lo scandalo nazionale. Così, sebbene ora la struttura sia finalmente gestita “per buona volontà” di piccoli soggetti, ci si trova di fronte al paradosso di dover pensare a un “restauro” prima del tempo, e ad identificare un soggetto forte e qualificato che sappia essere all’altezza delle ambizioni iniziali, attraverso una programmazione degna del nome del filosofo greco.
Tuttavia, non è che le cose vadano per forza bene quando il tenutario ha tanto di blasone: basti vedere in quale stato di “valorizzazione” versi la Casa delle armi di Luigi Moretti a Roma, sebbene dietro vi sia il CONI…
Buona lettura!

P.S. Desideriamo rivolgere un commosso e affettuoso pensiero a Marina Dragotto, urbanista, direttrice ma soprattutto anima di AUDIS, nonchè cara amica (anche del nostro Giornale), prematuramente passata avanti sabato scorso nella sua casa veneziana dopo lunga malattia. Chi volesse sapere di più sul suo impegno trova nel sito dell’Associazione per le aree ubane dismesse un breve profilo e alcuni ricordi di coloro che l’hanno frequentata. Arrivederci Marina, ti sia lieve la terra.

Luca Gibello, direttore

redazione@ilgiornaledellarchitettura.com

Immagine di copertina: l’allestimento della mostra “Piranesi Roma Basilico” a Palazzo Cini, Venezia. ph. Matteo de Fina