Cari lettori,

questa settimana proponiamo alcuni itinerari europei, riconducibili a tre temi: eco-compatibilità, memoria e trasformazioni urbane.
Un focus su alcuni casi studio rivela la posizione di avanguardia della Danimarca nell’ambito dei piani e progetti di adattamento al cambiamento climatico, soprattutto per quanto concerne gli improvvisi eventi alluvionali.
Ci spostiamo poi in Germania, a Düsseldorf, per presentare un intervento di studio Ingenhoven che punta tutto il suo appeal sulla retorica del verde: bastano piantumazioni di alberi da primato per fare di un edificio un esempio di architettura green? Lo faceva già anni fa Emilio Ambasz, ricordate? E lo stesso dicasi per i vari “Boschi verticali”…
In Austria, invece, ci si misura con la storia. Quella stratificata, urbana e militare, nel sofisticato intervento, tra recupero e inserzione ex novo, firmato da Bevk Perović a Wiener Neustadt. E quella nera, legata alla memoria di Adolf Hitler, dove il progetto di “depotenziamento” della sua casa natale rischia di neutralizzare il dramma per seguire l’acritica strada del politically correct.
Infine, pubblichiamo ora un report da Bordeaux, stilato prima della pandemia, ma tornato di stretta attualità per via della tornata elettorale amministrativa, conclusasi domenica in Francia. Nella “piccola Parigi” sulla rive della Garonna, il delfino di Alain Juppé (compassato sindaco moderato che l’ha guidata quasi ininterrottamente per 25 anni) non ce l’ha fatta, e ora la “bella addormentata di Francia”, destata dal suo torpore grazie a un’invidiabile continuità amministrativa a suon di progetti di architettura mixati tra grandi firme e giovani promesse, deve fare i conti con un futuro reso ancora più incerto dagli scenari post-pandemici.

Buona lettura!