Cari lettori,

prosegue il nostro ritratto di Milano, a cinque anni dalla chiusura dell’Expo. In questa seconda puntata misuriamo l’attrattività della città in merito a spazi pubblici, paradigmi del lavoro, offerta formativa e residenziale dell’ambito universitario. Il tutto, manco a dirlo, alla prova della pandemia. Con un elemento comune: la consapevolezza di innescare, sperimentare o ripensare inedite forme d’uso, appropriazione e gestione dei luoghi.
In un momento in cui da più parti ci s’interroga sul loro ruolo, ci occupiamo di premi. Attraverso un giro d’Italia tra le varie sezioni IN/Arch, che entrano nel merito delle scelte delle giurie per i riconoscimenti regionali, in vista del conferimento di quello nazionale. Partendo da Sardegna e Nord-Ovest, emergono tratti comuni (la latitanza della committenza pubblica) e differenze (la portata dei giovani, nel primo caso decisiva, nel secondo assai meno). E se l’INU, con il Premio Urbanistica, va alla ricerca di buone pratiche nei processi di trasformazione e gestione territoriale, il CNAPPC dedica i consueti premi annuali “Architetto Italiano” e “Giovane Talento dell’Architettura Italiana” – quest’anno affiancati da un Premio speciale – al tema della scuola (bando per autocandidature in scadenza oggi).
Infine, prendendo le mosse dalle vicende legate alla donazione dell’archivio Mendes da Rocha, riportate per noi di recente da Giacomo Pirazzoli, apriamo una riflessione sulle valenze degli archivi e musei di architettura – in particolare del Moderno – che, tra mere istanze di conservazione ed occasioni di promozione culturale, con Antonello Alici ci accompagnerà nelle prossime settimane.

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore