Cari lettori,

questa settimana partiamo con un report da Pristina. Le vicende urbanistiche della giovane capitale del Kosovo mostrano una duplice difficoltà interconnessa: non si dà “costruzione” di una facies fisica senza la parallela “costruzione” di un consapevole senso dello Stato, espresso innanzitutto attraverso adeguati corpus giuridici e trasparenti ed efficienti apparati istituzionali. L’architettura, forse, verrà poi. Per ora, la sua potenza evocativa si è manifestata “in negativo”: prima, nella demolizione dei simboli del dominio serbo; dopo, nel bando di un paio di velleitari concorsi internazionali, rimasti ovviamente lettera morta.

Ci spostiamo poi in Cina, dove, in concomitanza con la chiusura, a fine anno, del XIII Piano quinquennale per lo sviluppo culturale (2016-2020), verifichiamo l’impatto di alcune operazioni di rigenerazione, sviluppate dal basso con interventi leggeri (dall’allestimento all’agopuntura urbana), in occasione di festival e altre manifestazioni culturali.

I contraccolpi e gli sradicamenti provocati dall’urbanizzazione rampante del drago cinese ci vengono invece raccontati, attraverso la nostra rubrica “Quo vadis architetto?”, dai film autoctoni che, da una decina d’anni, anche lì ci vedono protagonisti, a riprova d’un ormai riconosciuto status sociale della professione.

Rimanendo in ambito filmografico, ci spostiamo solo di poco per esplorare Tokyo dal finestrino dell’Alfa Romeo Giulia di Ryue Nishizawa, guida d’eccezione nel racconto in presa diretta della premiata coppia Ila Bêka e Louise Lemoine.

Un’ulteriore occasione per riflettere sui destini della professione ci giunge da alcuni anniversari: nel 250° della morte di Bernardo Antonio Vittone cogliamo la modernità di un tecnico-intellettuale poliedrico; nel 50° della scomparsa di Richard Neutra ne valutiamo l’essenzialità dei messaggi al di là delle loro implicazioni formali. A proposito, per chi fosse interessato a Neutra, ricordiamo che è in vendita la sua casa Kaufmann a Palm Springs, California (foto sotto), per la modica cifra di 25 milioni di dollari. Ma, nel trentennale della scomparsa, non va dimenticato neppure Giovanni Michelucci, grazie alle iniziative promosse dall’omonima Fondazione e dell’Ordine architetti di Firenze.

Infine, incoraggianti segnali di qualità che rivelano attenzione ai contesti ci giungono dagli esiti dei premi “Fare paesaggio” e “In/Architettura Triveneto”.

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: Tokyo Ride