Cari lettori,

l’ultimo prestigioso riconoscimento, conferito a David Adjaye, ci fornisce l’occasione per presentare un raffinato protagonista del panorama architettonico internazionale, il quale, non disdegnando virtuosismi o eclettismi, dimostra originalità nell’ibridare linguaggi e suggestioni ancestrali.

Veniamo poi a casa nostra, attraverso tre cartoline dai territori. La prima inquadra la provincia felix di Ragusa che, nelle imprenditorialità legate alla filiera edilizia, nella qualità ambientale e nell’offerta culturale legata alla valorizzazione del patrimonio costruito, solleva il morale rispetto al resto della Sicilia.

Le altre due cartoline ci giungono dalle Marche. Così, se a Camerino l’Accademia della musica, voluta dalla Fondazione Bocelli, si fa segno tangibile di fiducia per una ricostruzione che, a 4 anni dal sisma, ancora stenta a trovare i bandoli della matassa, a Metaurilia scopriamo le “aree interne” con vista mare, attraverso una narrazione storica caparbiamente ricostruita dal basso e sul posto, che diventa occasione di auto-consapevolezza.

Infine, con due interviste proseguiamo il nostro dibattito-inchiesta sugli archivi di architettura. Mirko Zardini, dall’alto della sua esperienza di lungo corso, ne sollecita la capacità di produrre e diffondere conoscenza. Manon Janssens (nell’ambito di una firm che continua a restare al top anche a 4 anni dalla scomparsa della sua indimenticata protagonista) pone l’attenzione sul passaggio dall’analogico al digitale. D’altronde, se pensiamo che i file

inerenti l’intero processo di progettazione e costruzione del Phaeno Science Center a Wolfsburg (prima opera esclusivamente concepita dallo studio di Zaha Hadid attraverso procedimenti digitali) sono 43.800, qualche questione di natura euristica, gli storici dell’architettura del prossimo secolo, dovranno porsela…

Buona lettura!

 

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: Metaurilia