Care lettrici e cari lettori,

il titolo sarcastico che abbiamo riservato alla pur adorata Verona (questa settimana presentiamo la prima delle due puntate dedicate al suo ritratto) vuol ricordarci la posizione subalterna, nonostante le grandi potenzialità, del capoluogo scaligero: tra le visioni miopi da parte dei principali attori della trasformazione urbana e l’indecisione sul ruolo da assumere rispetto alla sua strategica collocazione geografica (anticamera dell’arco alpino lungo uno dei principali corridoi infrastrutturali tra Mediterraneo e Baltico, oppure epicentro rural-padano?).

In Marocco, invece, con Tangier Tech City, registriamo un altro capitolo dell’espansionismo globale cinese, attraverso i progetti della “Via della seta“; tra logistica infrastrutturale e ricadute occupazionali a livello locale, per ora la partita si è giocata sui regimi proprietari. L’architettura, forse, verrà poi…

Indi ci spostiamo in Giappone, per verificare la tenuta di un’opera pioniera del green, a 25 anni dall’inaugurazione. Per la città di Fukuoka, sembra che l’Acros Center di Emilio Ambasz rimanga quanto mai un riferimento. E, al di là delle retoriche sulla simbiosi tra natura e artificio, l’elemento più interessante riguarda il micro-ecosistema sviluppatosi nel tempo: rispetto alle 76 varietà e 37.000 piante originariamente piantumate, le terrazze verdi dell’edificio ne contano oggi rispettivamente 120 e 50.000. Il progetto GreenUP si colloca invece sull’altro fronte, quello più prosaico e “fai da te”, ovvero dalla parte dei fraticelli, umili zappatori di orti…

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: Mohammed VI Tangier Tech City