Care lettrici e cari lettori,

il tema della configurazione e della qualità dello spazio pubblico è ormai questione d’interesse generale. In particolare, se ci riferiamo agli spazi aperti, questi sono sempre più intesi come bene comune da conseguire nell’ambito dei processi di rigenerazione urbana. Tuttavia, rispetto ai toni del dibattito e delle riflessioni, spesso i riscontri concreti non si rivelano all’altezza: sia per quel che concerne le modalità procedurali, sia, soprattutto, per quel che concerne gli esiti delle realizzazioni. Riportiamo qui, a puro titolo esemplificativo, alcune cronache dalla Sicilia. La categoria degli architetti, con il CNAPPC in testa, invoca lo strumento del concorso (cfr. anche la lettera inviata dall’Ordine di Milano al sindaco Sala), mentre la nostra rubrica “L’archintruso” ironizza sulle patologie derivanti…

Ma rappresenta un bene comune anche l’insieme di quelle azioni di coinvolgimento della collettività attivate da alcuni gruppi di progettisti illustrati in questa puntata della rassegna “New Generations”.

Proponiamo infine la visione di due documentari sul territorio, che analizzano il ruolo strategico delle infrastrutture, giocando sulle metafore. Da un lato, la contestata costruzione di un tunnel in Georgia accende una luce sui relitti che, a livello locale, lasciano dietro di sè i cantieri della nuova Via della seta. Dall’altro lato, invece, si mostra come esistano barriere la cui erezione può avere funzioni profondamente umanitarie: è il caso della straordinaria operazione a scala continentale di piantumazione di un “filtro verde” che limiti l’avanzamento della desertificazione verso le regioni dell’Africa centrale. Tutto questo, nei giorni in cui barriere ben più materiali sembrano soccombere: la sospensione, da parte della nuova Amministrazione Biden, del cantiere dell’ignobile muro al confine tra Stati Uniti e Messico e il crollo di una diga in India, che non ha retto l’onda d’urto di fango e detriti provocata dal collasso d’un ghiacciaio himalayano, chiaro segno del cambiamento climatico. E sono i medesimi giorni in cui a Cortina si celebra un evento dello show-business sportivo (i Campionati mondiali di sci alpino), per il quale sono stati approntati lavori tutt’altro che a impatto zero per l’ambiente. Con un’ironia della sorte: manipolare il territorio per ospitare un evento open air costretto a svolgersi a porte chiuse…

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: Asilo, Naweni, Fiji, 2018