Care lettrici e cari lettori,

questa settimana partiamo da Cipro, per presentare la prima delle due puntate del report dedicato all’isola mediterranea con un piede in Europa e l’altro in Medio Oriente. Profondi gli squilibri che connotano i due ambiti territoriali, anche qui divisi dall’ennesimo muro. Nella benestante parte filo-greca si ragiona di concorsi e di qualità dello spazio pubblico, si rincorrono i progetti griffati e i capitali esteri, si fatica a contenere i migranti così come le pulsioni turistiche speculative che generano interventi fuori scala. Nella parte a trazione turca, invece, si registra quasi esclusivamente tristezza e silenzio.

A Nicosia, fa discutere un intervento di Zaha Hadid Architects, cui occorre augurare maggior fortuna di quello che lo studio dell’architetta, scomparsa nel 2016, ma sempre sulla breccia, ultimò a Vienna nel 2005. Per il complesso residenziale di Spittelau, presto caduto in abbandono e disconosciuto dalla stessa Hadid, è già tempo di riqualificazione. Con una nota davvero paradossale: per rendere “eloquente” un’architettura che sull’immagine puntava tutto, la si è dovuta ricoprire di murales…

Dopo l’Olanda, dedichiamo poi una seconda puntata al tema degli asili, con tre casi studio provenienti dalla Germania, mentre deviamo dalla ricognizione nazionale sui principali riallestimenti museali italiani per occuparci del caso regionale della Sicilia, dove, al momento, siamo solo alle dichiarazioni d’intenti.

Infine, accanto al ricordo di Paolo Avarello da parte dell’INU, l’AIAPP, per la firma di Alessandra Aires, c’invita a riflettere sui modi con cui approcciare il Recovery Fund che, fin dalla denominazione che in Italia abbiamo dato al programma, rischia di partire con il piede sbagliato.

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: dall’articolo Vienna-Spittelau, l’utopia inabitabile di Hadid