Care lettrici e cari lettori,

ci sono alcuni fili rossi che s’intrecciano, se si leggono in parallelo i quattro contributi evidenziati questa settimana. Tutti rimandano al rapporto tra committenza e progetto. Parlando di modalità di affidamento degli incarichi di progettazione, senza grandi remore Francesco Karrer mette in discussione il presunto primato del concorso di architettura, giungendo a sostenere una neutralità delle procedure, a fronte, tuttavia, di una chiarezza della “domanda di progetto” e della garanzia di un iter che eluda deresponsabilizzazioni nei passaggi attraverso centrali di committenza e nell’autorevolezza e rappresentatività delle giurie. E proprio sul ruolo di centrale di committenza svolto da Invitalia in due occasioni di progetto non proprio marginali, come la copertura dell’arena del Colosseo e il riassetto del comparto ex Italsider a Bagnoli, si rivela l’inadeguatezza delle procedure messe a punto. Laddove ci si attenderebbero risalto mediatico e coinvolgimento del dibattito pubblico e disciplinare, ci si trova invece di fronte a una gestione manageriale, vieppiù reticente se non addirittura opaca,  supportata da figure giudicanti non sempre all’altezza del ruolo.

Non si discosta di molto il ragionamento, sempre legato alle strategie della committenza, se consideriamo un tema che raramente affrontiamo: quello della conservazione del patrimonio storico e archeologico. Guardando al caso emblematico di Roma, nel coinvolgimento dei privati quali finanziatori, sono evidenti le frizioni e le contraddizioni tra valorizzazione, tutela, accessibilità turistica, usi particolari e ritorni d’immagine. Infatti, riprendendo le parole di Francesco Cellini, “Sponsor è chi finanzia un lavoro deciso dal pubblico per un bene pubblico; ma come chiamare chi finanzia un lavoro in un bene pubblico, per realizzare una cosa voluta da lui stesso?”.

Inauguriamo, poi, a cura di Arianna Panarella e in collaborazione con Cult Lab Torino, una nuova sezione dedicata alla cultura del progetto d’interni, partendo necessariamente dalla modificata concezione della domesticità.

E, in occasione della Giornata mondiale della terra del 22 aprile, presentiamo una riflessione sul ciclo di vita dei prodotti di design e sulla necessità di modificare le nostre abitudini di consumo, accanto a una ricerca statunitense sulle capacità di prevenzione nel lavoro dei futuri professionisti di fronte agli scenari delle sempre più frequenti catastrofi naturali.

Al ruolo della professione, tra valori fondativi e “sovrastrutture”, si rifà anche la sollecitazione giuntaci da Alessandro Cimenti, già presidente della Fondazione per l’Architettura / Torino, che costituisce uno spunto di riflessione per il prossimo Consiglio nazionale degli architetti, di cui si attende a breve la nomina ministeriale, in seguito alle elezioni da poco conclusesi.

Buona lettura!

 

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: Maarten Vanden Eynde, “Globe” (2013, installazione permanente al parco sculture Vent des Forêts in Lorena, Francia – © Marjolijn Dijkman)