Care lettrici e cari lettori,

confidando che sia beneaugurante, apriamo con la cultura, nuovamente accessibile al pubblico. A Roma segnaliamo due mostre: il MAXXI celebra Aldo Rossi e l’Istituto centrale per la grafica ricorda Giambattista Piranesi, maestri del disegno accomunati dall’afflato teoretico e da un’idea di città come composizione di “oggetti notevoli” (i cosiddetti “fatti urbani”, per usare il lessico aldorossiano). Nei linguaggi formali, Rossi (fortunatamente) non sembra più molto in auge; tuttavia, si segnala l’ipotesi che a Modena si riaprano i cantieri per il completamento di una delle sue opere più note, rimasta incompiuta: il cimitero di San Cataldo. A Firenze, invece, la riapertura post pandemica regala nuove sale, servizi e un parziale riallestimento degli Uffizi. Resta tuttavia irrisolta la questione dell’uscita dei visitatori, che ancora “attendono” la monumentale loggia di Arata Isozaki e Andrea Maffei, vincitori di concorso nel 1998… Sempre di concorso per un ampliamento museale si parla Barcellona: è il caso del MACBA, noto agli architetti per l’iconico intervento griffato Richard Meier. E a proposito di grandi concorsi per grandi musei, le cronache annunciano l’inaugurazione a Giza del Grand Egyptian Museum a firma degli irlandesi Heneghan Peng, vincitori del concorso internazionale nel 2003. Ma, per ovvie ragioni contro il regime del Cairo, esercitiamo  un piccolo boicottaggio e non ce ne occuperemo. Registriamo, infine, la conclusione dell’anodino bando di gara per il riutilizzo del Colosseo come arena, andato a Milan Ingegneria con Labics, Consilium e Croma.

Cambiando invece argomento, mentre rileviamo le pesanti critiche al Recovery Plan da parte di movimenti come Salviamo il paesaggio (che vedono carenze sui fronti del consumo di suolo, impatto ambientale e mobilità lenta, accusando il governo di fare retorica sul green), e mentre sembra tornare in auge l’ipotesi di realizzare il ponte di Messina, ci occupiamo di rigenerazione urbana guardando alle positive riverberazioni legate alla trasformazione d’infrastrutture dismesse a uso pubblico. La ormai arcinota High Line a New York ha infatti gemmato una serie di esperienze e processi di appropriazione collettiva dello spazio, al di là degli esiti formali.

Ai temi urbani attiene anche la cruciale questione della logistica della distribuzione commerciale. Un tema improcrastinabile nelle agende urbane, per contenere la desertificazione commerciale minuta e per avere coscienza delle disparità: se, in neppure dieci minuti, Jeff Bezos guadagna quanto un magazziniere di Amazon in un anno, qualche domanda dovremmo, tutti quanti, porcela…

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: dall’articolo Barcellona: terzo cantiere per il Macba