Care lettrici e cari lettori,

questa settimana Vi portiamo in tre capitali europee. A Stoccolma e Vienna sondiamo il tema della costruzione in altezza per due città notoriamente apprezzate per il loro skyline a prevalente sviluppo orizzontale. Sottesi vi sono i temi della rigenerazione e della densificazione urbana, ma anche, soprattutto nel caso austriaco, quelli della speculazione immobiliare e di un problematico rapporto con il contesto, tradotto nella debolezza degli “attacchi a terra” delle torri.

A Parigi, invece, nello spazio di pochi isolati, intorno alla rue du Louvre, si sono inaugurati, o stanno per concludersi, importanti interventi griffati. In attesa di vedere Sanaa alla Samaritaine e Nouvel all’ex Louvre degli antiquari, scopriamo due riabilitazioni di capolavori pre-moderni: da un lato, la riorganizzazione funzionale del vasto isolato della Poste du Louvre ad opera di Dominique Perrault; dall’altro, l’attesa musealizzazione della Borsa del commercio per François Pinault ad opera del fido Tadao Ando, che gli confeziona “sartorialmente” un altro gioiello espositivo, dopo quelli veneziani.

La cura del dettaglio non era invece una priorità per Paulo Mendes da Rocha, che ci ha appena lasciati e che aveva ben altre preoccupazioni nel mettere a punto edifici come grandi “macchine urbane” in cui tutta la cittadinanza carioca potesse riconoscersi.

Infine, in vista dei Campionati europei di calcio, apriamo una nuova inchiesta a puntate dedicata al rapporto tra arene sportive e città. Analizzeremo il tema sotto molteplici punti di vista, dall’urbanistica agli aspetti tecnologici e a quelli patrimoniali, cercando di approfondire le questioni andando oltre la logica del “grande evento”. Senza dimenticare che, talvolta, l’erezione di questi “templi” della società del tempo libero, dello sport e dello spettacolo, comporta il sacrificio dei nuovi “schiavi”, come dimostrano le tragiche vicende dei cantieri per i Mondiali del Quatar 2022, dove manodopera immigrata lavora in condizioni disumane. Secondo una recente inchiesta del «The Guardian», negli ultimi dieci anni, a seguito dell’assegnazione dell’evento calcistico, si stimano oltre 6.500 morti “bianche” o derivate. Semplicemente inaccettabile…

Buona lettura!

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: dall’articolo Il verde alla conquista degli interni