Care lettrici e cari lettori,

il tema del restauro funge da trait d’union dei contributi che poniamo in evidenza questa settimana. A L’Aquila, la destinazione di palazzo Ardinghelli a sede distaccata del MAXXI nobilita l’edificio e aggiunge un prezioso tassello sulla lenta e tormentata strada della riabilitazione del centro storico del capoluogo abruzzese, devastato dal sisma del 2009. Per quanto riguarda gli altri due casi, invece, azzardiamo un accostamento. Se a Roma, per il rinnovamento della Rinascente, destano qualche perplessità gli inserti ex novo “come se” li avessero concepiti Franco Albini e Franca Helg, a Bassano del Grappa, il mero consolidamento strutturale del famoso ponte ligneo è stata un’occasione persa per meglio interpretare l’originario progetto di Palladio.

Questioni di lana caprina? Forse. Ad Atene, infatti, nientepopodimenoche per l’Acropoli, non sono andati tanto per il sottile. E così, in nome dell’accessibilità ai disabili e della sicurezza (ma, più realisticamente, leggasi: in nome della massificazione turistica), è scesa una colata di cemento sulla spianata del Partenone, materializzatasi in una spessa e uniformante piastra vagamente “in tinta”, comunque con pendenze di rampa degne di una pista da sci. Dimitris Pikionis, indimenticato autore delle sistemazioni delle aree di accesso alla celeberrima zona archeologica della capitale greca, si rivolterà nella tomba…

Infine, mentre prosegue la nostra inchiesta sul rapporto tra stadi, contesti urbani e tecnologie, Vi portiamo a Basilea, per un’ubriacatura di architetture da collezione, con buona pace del genius loci (nel caso mai davvero dovesse esistere…).

P.S. Nell’introduzione alla newsletter della scorsa settimana, è stata erroneamente indicata come “carioca” la cittadinanza in realtà “paulista”: ma Paulo Mendes da Rocha ha sempre costruito a San Paolo del Brasile, e non a Rio de Janeiro.

Buona lettura!

 

Luca Gibello, direttore

Immagine di copertina: dall’articolo Bassano, Palladio e il ponte spurio